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L'amico degli alberinel fianco puntata, la spina del fiore all'occhiello
December 19 strada senza uscita.canti funebri violenti
tempi morti, notizie di morte. eh si, il blog de lamicodeglialberi finisce qui. caldapostamente parlando.
mi spiego.
già da tempo la personale avversione per Finestre e in generale per Piccolomorbido accennava ad aumentare di giorno in giorno, se non che, con l'avvento di Finestre Vive, l'astio personale è andato impennandosi a livelli intollerabili. peraltro l'impossibilità (casuale?) sopraggiunta di inserire foto e immagini diciamo così, in voluta caduta carpiata di tono, ha rotto il cazzo.
Birillo Cancelli in persona, ha rotto il cazzo.
in attesa di meglio mi astengo dall'uso della sua creazione, puntando lentamente dalla pozzanghera a pagamento agli aperti lidi e all'oceano preferibile della sorgente aperta.
il resto sono chiacchiere.
lamicodeglialberi muore dunque, ma, come nelle migliori feniciche tradizioni, solo per risorgere altrove e altroquando.
no fear. September 15 stella stellina..
la simpatica cittadina in questione è washington. la piccola casetta in mezzo al verde è la casa bianca. e le strade formano una bella stellina a 5 punte, perfettamente orientata a sud. vorrà dire qualcosa??
August 29 offertorio"...ci vuole qualcosa di grande per salvarsi, una grande impresa, qualcosa di più grande di noi, Nudols. Un sogno. Senza, l'uomo è uno straccio strizzato, ci vuole qualcosa che faccia della vita un santuario, un'epopea, un'impresa, un afflato con la storia..."
V.C. August 08 last but not last and not least even if it last for least in east. (?)Enter password....
______**********
Repeat password....
______**********
Type a code....
*#§[&
Retype a code...
*#§[&
Jump....
(?)
Jump..............
hop!
Drop underwear....
(?)... drop
Insert coin....
WTF?
Insert coin........
Insert coin............
SystemFailureSystemFailureSystemFailureSystemFailure
SystemFailureSystemFailureSystemFailureSystemFailure
SystemFailureSystemFailureSystemFailureSystemFailure
SystemFailureSystemFailureSystemFailureSystemFailure
......................................................
........................................................
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suca! suca! SUCAAAAAA! ME LA DEVI SUCAREEEE!!!!
A TESTATE TI PRENDO PORC**********
MA **********
TI **** CHE **** DA***
niente, sto litigando col computer. ma solo perchè ho rimosso il senso di colpa e l'ho sostituito con la tecnologia casalinga.
però una cosa se la rimuovi non la elimini mica, la sposti e basta.
e se non le hai chiesto il permesso, quella si incazza.
come la suocera.
al momento mi sto chiedendo perchè stai leggendo questa cosa, ma al momento non me lo chiedo più. in due momenti penso solo alle strade sbagliate, sono errante non perchè cammino, ma perchè erro, nel senso di diabolicum est. già ai tempi della primina: si chiamava ortografia allora, adesso si chiama curriculum.
il solo pensiero mi ritorna come l'eterno ciclo della ripetizione, condanna più che a morte, ma per vita. dopo un po' che sbaglio, comprendo. ma solo per mutevolezza. ah che novità nel ciclo! ah che cicliche 'ste palle. d'abitudine apprezzo, ma inconsciamente non più, ma se ne scrivo le istanze si sovrappongono ripetute nell'evidenza malcelata di un pensiero abitudinario e non ci sono scuse, se non il dito dietro cui nascondersi.
uomini alle armi! capitano abbiamo perso.. china il capo, il capitano. è stato veloce, marinaio.
non posso suonare all'armi perchè non ho armi, quelle che avevo si sono disperse sull'asfalto, calpestate senza usare i piedi.
capitano c'è ancora speranza
non rompere il catso, marinaio: sono io che abbandono la nave
per ultimo.
e muoia sansone con tutta la nave, perchè i filistei non ci sono mai saliti, su quella speranza trasparente. mostrava già la sua inadeguatezza appena varata, non si è voluta sprecare la bottiglia del suo veleno.
ma mentre il cristallo galleggiava già lo sporco faceva figli, e li nutriva alla bottiglia, lontano dalla luce del sole. perchè fuori fa troppo caldo per pensare. e andare al mare non serve quando ci sei sopra e quello ti bagna i piedi.
allora mi sono affacciato sul mare e al secondo gradino ho visto il capitano che si puliva le orecchie con le chiavi, e il mozzo suonava la fisarmonica perchè il violino era triste. avrei voluto chiedere ausilio ma le lettere mi sono cadute di bocca e i gabbiani sono scesi a beccarle sul legno marcio di salsedine. il parapetto spunta la voglia di saltare solo con la sua ruggine, ma il nero dei flutti non da spiegazioni, lo sanno anche i viaggiatori meno esperti, quelli meno erranti, nel senso di cavalieri.
eppure il cielo denso di nubi è fatto a fette dal raggio del faro, la terraferma della stabilità sembra offrire il suo fianco alle lame dello scafo, ma la sicurezza non s'inganna come le acque, e di nuovo le istanze saltano a conclusioni affrettate, perchè chi lo ha detto che è proprio quello il faro.
mozzo smettila, che ho voglia di dormire
capitano, con il destino a babordo?
e allora suona ancora, perchè ho voglia di morire
eh no, capitano, te lo dico io che il fardello va portato a destinazione, perchè se non fai in fretta la destinazione cambia polarità, e quando tu ti avvicini, lei si allontana.
ma il capitano ha perso il senno e vuole farsi chiamare ammiraglio, e un attimo dopo non vuole responsabilità, il mozzo ha lasciato la fisarmonica al ricordo e si è calato con l'ultima scialuppa, mentre mi continuo a chiedere perchè ti dico tutto questo.
il nero dell'acqua finalmente si unisce al nero del cielo quando un iceberg di terraferma infrange il cristallo, i cocci non galleggiano, il legno se lo sono portati via i sensi di colpa.
il capitano si è acceso la pipa e la fuma in acqua con il braccio alzato, ma le onde sono contro il fumo e il braccio gli si stancherà. ad ogni boccata si chiede se è quella l'ultima.
il tuono grida la sua presenza, ma sa che arriverà sempre dopo il lampo, un destino da secondo. secondo su due però è sempre ultimo.
lui il suo fardello e qualcun altro quello del capitano, mangiato dalle onde per essere sputato un po' più stanco, e con la pipa spenta.
lamicodeglialberi aspetta che venga il suo turno ma per ora non gli resta che tornare a casa.
quindi non si sa quando.
SYSTEM FAILURE.......
July 23 quattroCesure, quattro.
È tutto finito ora, non so quanto è durato, ma è finito. Il cielo sembra esploso: rosso, viola e arancione all’orizzonte litigano con l’azzurro tutt’intorno. Qualche nuvoletta grassa e sfilacciata sembra appoggiata su qualcosa di invisibile. Non distinguo se è tramonto o se è alba, ma non me lo chiedo. Unico suono, il vento che fa cantare le foglie degli alberi intorno al sentiero. Cammino, perché correre è una parola grossa. Cammino, perché non mi viene in mente niente di meglio da fare. Il nascosto se n’è andato; tutto avrei potuto immaginare, ma non quello che è successo. Senza dirmi niente, il nascosto ha allungato la mano verso di me, e mi ha messo le dita nel naso. Tenendomi per il naso poi mi ha sollevato da terra e mi ha spostato in modo che avessi il sole in faccia: non distinguendo più il suo viso, potevo solo vederne il negativo. Con una calma oppressiva, mi ha poggiato le mani in faccia, e solo dopo molto tempo mi ha afferrato un orecchio e infilato un pollice nell’occhio opposto. Nel silenzio irreale lo immagino concentrarsi prima di fare quello che è venuto a fare. Dura una frazione di secondo, ma sembra lentissimo. Tenendomi per l’orecchio, tira verso di sé la mano nel mio occhio, sento uno strappo sordo e uno schiocco umido. -Eeeeehh llà!- dice. Mi ha stracciato come si farebbe con gli omini di carta ritagliati, mi ha diviso in due. Mi sento strano, inaspettatamente non c’è dolore fisico; ma mentre il cuore singhiozza per l’intuizione, e la cesura sanguina solitudine e nostalgia, vedo la parte di me che non è più tale, e ha gli occhi tristi ed è tenerissima. Sento già che mi manca un pezzo. Poi la vedo girarsi, guardo le caviglie sottili e il collo che mi hanno fatto innamorare. Penso al suo abbraccio, che era anestesia e catarsi; penso alle sue carezze, che erano calore e mi conservavano persona. La vorrei rincuorare, abbracciare, ma ha già preso la sua strada e si sta allontanando.. so che non la posso seguire, non ancora. Intorno a me sono scomparsi i miei pensieri saltellanti. Solo è rimasto il colore del cielo e dell’alba, ed è struggente. Il nascosto allora mi sorride soddisfatto, ma con gentilezza adesso. Mi dice che posso scegliere io la musica questa volta: scelgo una piano sonata di Chopin, lui mi dice che lo immaginava. In silenzio si produce in un elegante inchino, poi mi da le spalle, e ritorna nel centro del bivio, fischiettando le note della famosa marcia funebre. Sono solo ora, come chiunque quando inizia a lavorare su se stesso. A volte capita che, camminando con qualcosa in meno, ci si senta più pesanti. È possibile sentire più peso con qualcosa in meno? Si. È possibile. È la mancanza, che pesa. L’assenza ha il suo peso specifico: è volatile, ma si condensa nel petto e nella gola. Ti gonfia il cuore e ti stringe la gola, ti fa tremare la voce. Quando è incazzata ti fa anche gli occhi lucidi. Il bivio si è dissolto, ma so che è solo per ricomparire più in là. Pensandoci su, mi accorgo che quello che è successo può farsi occasione. Riprendo a camminare, mentre si fa giorno. Ad un certo punto vedo in lontananza due persone, che si tengono per mano. Non sono sulla mia strada, e per quanto io cammini, non li avvicino. È una coppia, distinguo, sono una famiglia. Entrambi in piedi, immobili, hanno una foto incollata sul viso, perché è l’unica cosa che mi è dato conoscere, ma provo simpatia per loro. Con le mani tese, mi indicano qualcosa lontano, sulla mia via. Dapprima non vedo nulla, poi pian piano distinguo qualcosa. Allungo il passo e scorgo una piccola figura, al centro della strada. È seduta in terra, e mi da le spalle. Mi avvicino ancora per scoprire che è un bambino. Gli giro intorno e vedo che perde sangue da un sopracciglio. Lo guardo bene e mi accorgo che è il bambino della partita a scacchi, il figlio del nascosto. Con delicatezza, lo aiuto a rialzarsi e gli asciugo il sangue. Lui prende la mia mano e se la porta al viso, mi chiede una carezza. Posso vedere i lineamenti delicati di una bellezza fresca e gentile, ma gli occhi sono duri e lo sguardo è fermo. D’impulso, lo accarezzo come mi chiede e lo tengo per mano, lo porto con me. Mi segue volentieri e sorride, mi dice che mi aspettava da tanto tempo. Gli chiedo come si chiama, mi risponde che non ha nome. Gli chiedo allora chi è, mi risponde che lui è decisione e tutto può, ma solo se io lo prendo per mano. Con un sorriso mi volto verso la famiglia, per ringraziarli, o almeno salutarli. Cerco intorno, facendomi ombra con una mano, ma sembrano scomparsi. Guardo avanti, quindi, e faccio un respiro profondo. C’è di nuovo l’uovo di coccodrillo di un bivio all’orizzonte, ma questa volta potrebbe essere diverso. -Corriamo adesso- dico al bambino, -perché camminare è una parola piccola-
FINE
July 17 Due e trecon un po' di ritardo, e a fronte di innumerevoli richieste (2), pubblico finalmente il seguito di questa "quadrilogia", e per farmi perdonare il ritardo, inserisco d'un sol colpo seconda e terza puntata. La quarta, già scritta, seguirà di qualche giorno, tanto per mantenere la suspence. abbraz e alla prossima da lamicodeglialberi. Acuti e corde vocali, due.
Mentre la mia buona volontà grida nella polvere, il Nascosto continua il suo lavoro, inebriato dal mio pallore. -non ti preoccupare, ho finito- dice, e continua con maggiore lena. Buona volontà rantola, con gli occhi sbarrati, non grida più, la faccia sporca di terra. Il Nascosto allora inizia a ridere e tira uno schiaffo alla mia incoscienza saltellante, che continua a ridere. -come volevasi dimostrare, gnè gnè gnè!- il suo cachinno orrendo mi ferisce le orecchie, lo vedo alzare le mani al cielo e spalancare una bocca piena di zanne per emettere un acuto impressionante: -MUSICA!, AH HA HA HA!- Il cielo si oscura e la musica pervade ogni cosa e si impossessa dell’aria stessa, è ovunque: viole e violini accompagnano acuti celestiali di soprano che spiccano tra bei fraseggi di musica medievale, contrappuntati da un ringhio growl che bestemmia in lingue antiche e sconosciute. Vedo il criceto della mia paura farsi più peloso e cacciare tentacoli bavosi dalla bocca. È troppo adesso, prendo il coraggio a due mani e lo lancio sul criceto della paura, senza neanche immaginarlo ho innescato una guerra: i due iniziano a lottare e a smembrarsi, si rotolano e si colpiscono, non si capisce chi è più forte. -Ostia!, un pareggio! He heh eh, è uno spettacolo!- si interrompe un attimo e poi si scusa con la mia buona volontà, per riprendere a spingere. -Allora!- grido io, -non avevi detto che avevi finito?- -Ops! Ho detto una bugia!- Mi avvicino e con un piede lo spingo, facendolo cadere, mentre penso che si può incazzare, la mia incoscienza salta in me e mi spinge a continuare, mentre cerca di rialzarsi gli tiro una ginocchiata e lo prendo in pieno. Vedo con la coda dell’occhio il mio coraggio sbranare la mia paura e ridere di cuore. Sto vincendo, mi dico, e incalzo con una serie di calci per non farlo rialzare. -Adesso mi dici chi sei e che cosa vuoi- ringhio io, -e mi spieghi anche cosa volevi dire prima, io non faccio parte di te! Io non sono te, e tu non sei me!- Mentre cerco di immobilizzarlo a terra, in un batter d’occhio scompare. Riappare alle mie spalle e da una testata al mio coraggio, spegnendogli ogni entusiasmo. Poco lontano il mio entusiasmo sviene. Di colpo è alle mie spalle, faccio appena in tempo a girarmi per beccarmi il suo fiato malsano in pieno volto. -Le domande sono sbagliate-, sibila, -e io non sono un oracolo- poi mi fissa negli occhi, serio. Mi tocca la fronte e mi attacca un tumore. Mi stacca la testa dal collo e se la mangia. Poi la vomita e me la riavvita masticata, sbocconcellata. Ho una strana emicrania e un vago senso di disorientamento, lo sguardo vuoto e appannato. -E ora? Che mi dici?- si pulisce i denti con le unghie. -Boh- rispondo, -non ci ho capito granchè, però ho visto che hai le tonsille biforcute, azzurre…- Lui ne ride di cuore. -Ecco, bravo, già andiamo meglio! Tonsille, e già! Corde vocali, gola, lingua, denti. La fabbrica dei suoni inutili. Iago, padrone del linguaggio, ha dato scacco alla regina bianca con le mani del moro re nero! Non è un colpo di genio? He he, la menzogna, che cara. Bisogna vaccinarsi al linguaggio per superare l’inganno, non credi?- -Non so che dire… mi gira la testa- -AH HA HA scusa, te l’ho riavvitata al contrario!- mi gira la testa di centoottanta gradi, -meglio, no? -Beh, più o meno…- -A proposito, amico mio, sai giocare a scacchi?- Continua…
Partita , tre.
-A proposito, amico mio, sai giocare a scacchi?- mi chiede il nascosto con un’espressione strana.
-Si ma con te non gioco, questo è un topos. E non solo sarebbe ripetitivo, ma farei anche una figura di merda… E già lo vedi dov’è la mia autostima..-
-Che cos’è, questo? Un topo?-
-Sei pure ignorante, è un topos. E se non sai che vuol dire vattelo a cercare sul dizionario. E tra l’altro, lo sanno tutti che ogni nemesi sconfigge il protagonista a scacchi, prendendolo anche in giro-
-Si ma io non so giocare a scacchi! Te lo chiedevo perché ho bisogno che me lo insegnino.. ma lo sai che umiliazione quando mi sfidano? Le perdo tutte! Non è giusto!-
-Ho capito, ma perché non hai imparato da bambino? Alle scuole elementari da voi è obbligatorio no? Troppo facile fare solo educazione fisica e torture…-
-Non è colpa mia. Ho un rapporto conflittuale con gli archetipi autoritario-dispotici, e poi, mia madre da piccolo mi tagliava i polpastrelli delle mani con una lametta per farmi tenere le mani a posto.. e poi.. lo sai quanto è difficile giocare con le dita tagliate? per di più si sporca tutta la scacchiera..-
-Rubavi?-
-No, palpeggiavo. Ma insomma, mi insegni o no?-
Ho un attimo di indecisione, la faccenda mi puzza. Ma la sua espressione disperata mi convince.
-ok, però…-
Non faccio in tempo a finire che lui schiocca le dita e compaiono un tavolo e due poltroncine, e sul tavolo una scacchiera e un cronometro.
-Sei sicuro che non sai giocare?-
-Ma si, infatti il cronometro mi mette apprensione- e se lo mangia. –Posso essere io i bianchi, visto che non sono bravo?-
-Non ti dovevo insegnare? Questa già mi sembra una partita..-
-Non ti preoccupare, se vinci tu rispondo a tutte le tue domande e ti regalo qualche anno di vita in più..- mi vede esitare –vuoi le donne? Il successo? I soldi? Non ti preoccupare, poi quando finiamo decidi con calma, he he. SI DIA INIZIO AL SIGILLO-
-Inizio al che?- in un attimo mi trovo seduto senza possibilità di alzarmi, saldato alla poltrona e al tavolo. –Lo sapevo che eri un bastardo!-
-Gioca ragazzo. Gioca e perdi, ha ha ha- schiocca le dita e si fa buio, sul tavolo due candele nere offrono poca luce.
La partita è un massacro, ce la metto tutta ma come temevo lui è imbattibile, prevede le mie mosse in anticipo e attacca spietatamente; ogni volta che conquista un pezzo, se lo mangia masticandolo rumorosamente, sputacchiando briciole sulla scacchiera. Il tutto dura pochi minuti, il re bianco cade sotto lo scacco della regina protetta da un pedone.
-Sei uno sporco bugiardo! E questo lo chiami non saper giocare? E staccami da questo tavolo, imbroglione!-
Ride sguaiatamente e schiocca le dita. Mentre cerco di alzarmi, tavolo, scacchiera e poltrona scompaiono, cado a terra. Poi sgrano gli occhi:
-Vigliacco! Chi è quello! Impostore!- grido, sta pagando un bambino che sorride contento, -allora non sapevi giocare sul serio! Sei un baro! Bugiardo!-
-Perché bugiardo, scusa? Io te l’avevo detto che non sapevo giocare… e poi, io ho solo chiesto un aiutino, sennò ero troppo svantaggiato ed era sleale, no? comunque... ti presento mio figlio.. bravo eh?-
-Vincere facendo giocare un altro al posto tuo ti sembra leale?-
-Sottigliezze.- si fa di nuovo serio e gli si allungano gli artigli, -ora vieni qui e non farmi perdere tempo, perché dobbiamo fare quello che sono venuto a fare-
Si avvicina fissandomi e allunga una mano verso di me.
Continua…
June 18 unoPizzo puntuto, uno
Camminando per la mia strada -perché correre è una parola grossa- scorgevo tempo fa un bivio e lo ignoravo, ma fare finta di niente purtroppo non è un’arte come le altre, è l’uovo di coccodrillo covato da una gallina: appena schiude la gallina smette di ridere. Con le piume al culo ho covato il mio uovo di coccodrillo, e alla fine mi ci sono schiantato, al bivio. Si, perché ho preso in pieno il muro che divide le strade. Di qua, c’è scritto su un cartello. Di là, c’è scritto sull’altro. Io invece ci sbatto in mezzo, e mi rompo un sopracciglio. Per la botta mi gira la testa allora, e mi metto seduto. Mentre il sangue mi colora la faccia e il capogiro si diverte alle mie spalle, mi fisso i piedi senza decidere. Viene il tramonto, come al solito senza chiedere permesso. Non mi muovo per sei mesi di tramonto e il sangue, gentile, asciuga se stesso ma incrosta la faccia, mentre i miei pensieri mi danzano intorno. Li guardo con un mezzo sorriso e batto il tempo con le mani, loro si dimenano e sudano e saltano. Tra l’incoscienza e il senso di colpa però, viene a me il Nascosto. Mi colpisce subito il corno cornuto, e subito dopo il pizzo puntuto. Come nelle migliori tradizioni blues, -la sua musica preferita, dicono- al tramonto, negli incroci, penso io. -ma questo è un bivio, non è un incrocio-, dico. -non scherziamo, io ascolto solo musica classica- dice lui. -si ma questo è un bivio- -al massimo death o black metal- -buongustaio..- -bivio o incrocio, per me è lo stesso- -ho capito, con te non si può parlare-, e allora sto zitto. -di buono in me ci sei solo tu- Resta in silenzio anche lui, passeggiandomi intorno. Non ho capito cosa voleva dire, ma non glielo chiedo. Piuttosto lo osservo fissare i miei pensieri saltellanti, leccandosi la punta dei canini. -certo che siamo messi male, eh?- e mette lo sgambetto alla mia povera autostima, che cade nella polvere, -ma le voci le sentiamo?- -oh! Appena arrivato, e già fai danni!- aiuto la mia autostima a rialzarsi, ma lui la fa cadere di nuovo e ci si siede sopra, ridendo. Inizio ad avere paura, non lo devo sfidare così apertamente. Di colpo però la mia buona volontà prende la rincorsa e cerca di spingerlo per salvare l’autostima, lui l’afferra per la testa, la mette in ginocchio e inizia a stuprarla, bloccando l’autostima con un piede sul collo. Mentre la mia incoscienza continua a ballare tutta contenta, mi accorgo di quanto la scena sia ridicola, ma ho più paura di prima. Mi metto a sedere e aspetto che lui abbia finito, mentre buona volontà grida di dolore. continua... June 03 come promesso..finalmente...
Finalmente, dopo un bel pezzo, riesco ad approfittare di un po' di tempo libero e a inserire una bella serie di screenshots dell'incontro dei campionati italiani. Alcuni dubbi rimangono, ma ormai è acqua passata e si guarda avanti. Spero che le foto rendano giustizia ad entrambi.
Alla prossima e abbraz da
lamicodeglialberi
May 23 esito campionati italiani muay khard chiek 07+4
Disputati i campionati Italiani di Muay Khard Chiek del 2007 a Morlupo, Roma.
Il buon Yeu, pronto da tempo per un incontro di muay thai sportiva, risponde all'appello della variante tradizionale, tatami e pugni cordati.
Devo dire che, sebbene l'avessi pr | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||